Verità (Parte 2)

Posted: 11 gennaio 2012 in Racconti
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Sentiva una forte pressione alle tempie. L’affanno che gli comprimeva il petto era straziante mentre ingurgitava l’aria saporita della strada.
Non mancava molto all’appuntamento. Jonas voleva incontrarlo in un posto tranquillo, una radura verso i confini della città; la strada sarebbe stata sterrata ed un taxi troppo vistoso. Un anonimo autobus, decise, l’avrebbe portato il più vicino possibile, il resto del tragitto l’avrebbe fatto a piedi.
Odiava percorrere lunghe distanze in solitudine, era spaventato dalla noia, soffocato dai pensieri e le lunghe distanze gli davano l’impressione di schiacciarlo. A poco valeva la presenza di altri sconosciuti, non sarebbero stati di compagnia se lui non se lo fosse concesso. Quella sera decise di non concedersi nulla; rimase concentrato.
I dati in suo possesso lasciavano presagire che la sua pista principale sarebbe ricomparsa ben presto, non erano incidenti, vi si poteva scorgere un nesso, persino una tabella di marcia, se il prossimo evento fosse accaduto come lui sperava. Rovinò la copertina del suo block – notes aprendolo con frenesia, cercava un vecchio appunto, forse un altro nodo che si scioglieva. Rigirava quelle pagine più e più volte, ricordando note che non aveva mai preso se non nella sua memoria.
Arrivò alla fermata prestabilita, la penultima dell’autobus. Avrebbe camminato fino alla prossima fermata ed oltre per arrivare nel luogo prestabilito. Non voleva rischiare di essere seguito e sentiva spesso di essere incauto nei suoi spostamenti.
Con scarsa disinvoltura, mal celava la sua preoccupazione, dondolando la testa per potersi guardare intorno. Troppe persone si aggiravano in quella stradina periferica, pensava, chiunque sarebbe potuto passare inosservato. A meno che non fosse seguito.
Raggiunta la strada sterrata, si strinse la giacca al collo per ripararsi dall’umidità, camminando tra l’erba e gli alberi in modo da non essere visto qual’ora un’ automobile decidesse di prendere quel percorso buio. Non ce ne fu nessuna, questo lo tranquillizzava. Nessuno l’aveva seguito e difficilmente avrebbe potuto capire dove si dirigesse.
La radura lo accolse tra lo scricchiolio di sassi sotto le scarpe impolverate ed uno sbuffo di vento e terriccio fino. Era deserta.
Venne attanagliato dall’angoscia, una serpe fatta di paura che gli strisciava sotto gli abiti, viscida e gelida sulla pelle, pronta a mordere e trasformarsi in terrore. Ripensò a Carla, ora ci riusciva. La paura gli conferiva la capacità di riflettere a mente fredda, estraniandolo dal mondo per il tempo necessario al pentimento ed al rammarico. Lei era sempre così dolce, talvolta forse accomodante, ma lo amava. Sarebbe tornato a casa da lei più tardi. Se non ci fossero state urgenze diverse.
Si tolse dall’ombra nella quale aveva sostato dal suo arrivo nella pianura. Pensava di non essere stato notato da Jonas, magari anche lui cautamente in ombra. Il cielo forniva poca luce, la Luna non era nella giusta posizione, non ancora. Dopo alcuni istanti prese la torcia a penna che teneva in tasca. Se ne vergognava un po’ nonostante si dimostrasse utile, talvolta. L’accese puntandola a terra e timidamente, con reverenza, gettò il fascio di luce nei dintorni, illuminando altro terriccio, pietre, frammenti di rami e sporcizia, talmente sprofondata nel terreno ed ingiallita da passare ai più inosservata. In pochi minuti, la luce della torcia aveva illuminato gran parte della radura e più i minuti passavano, più avanti si spingeva, fino ad inoculare nella mente un chiaro e diretto messaggio. Non c’era nessun altro.

Verità (Parte 1)

Posted: 17 dicembre 2011 in Racconti
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Prese in mano le chiavi e le strinse forte. Il freddo del metallo si propagava sul suo palmo, segnato ed infossato dall’anello che teneva insieme il mazzo.
Strinse più forte il pugno per ricevere una sensazione reale, concreta; si voltò quindi di scatto. -Non mi comprendi. Non vuoi ascoltare quello che dico. Sei convinta che sia una follia, che stia impazzendo forse.- Le disse con voce aspra. Dubitava delle sue parole e se ne convinceva nuovamente appena terminava un pensiero. -Sei tu che non ti fai comprendere!- Rispose lei, inondata di frustrazione. -Mi allontani e mi richiami a te, mi accusi senza raccontarmi niente. Niente! Sono stanca, finiamola. Ti prego.- La sua voce, ora rotta dal pianto isterico, era lamentosa, perfino impastata, nella supplica che gli rivolgeva. -Se non vuoi credermi, perché mi stai ancora intorno? Sono un bugiardo. Non merito il tuo rispetto, la tua fiducia. Non merito te! O forse, sei tu che non mi meriti.- Deglutiva a malapena. La bocca secca ed asciutta segnava l’inizio della confusione. La mente gli si stava annebbiando, pensava ad un unica cosa mentre il resto era istinto e rabbia e ricerca della verità. Non importava quale verità, ogni appiglio, ogni frase, nascondevano una verità che anelava di comprendere e scoprire. Tutta la faccenda in cui era coinvolto era un enorme ricerca della verità. -Quante volte ti ho raccontato tutto? Ti ho spiegato ogni cosa, ti ho coinvolta fin dall’inizio. Ma tu dubiti, mi deridi.- Lo interruppe con quanto fiato avesse nei polmoni. -Non è vero! Non rido di te! Non ti prendo in giro, non posso avere dei dubbi? Non potresti sbagliarti? Perché mi allontani adesso?.- Pianse. Di quei pianti brutti che ti strappano il cuore dal petto. Vorresti poterli cancellare ed annullarne la causa. Li vedi come ferite reali e volgi quasi lo sguardo altrove, ma non puoi fare a meno di guardare e soffrire mentre la sofferenza si espande e coinvolge i presenti.
Notò tutto questo, ma la verità, in qualche modo, era più importante. Non poteva fermarsi e non lo fece, infilò in tasca le chiavi e si diresse alla porta. -Non te ne andare!- Proruppe lei tra le lacrime. -Ti prego, non lasciarmi. Ti prego.- Poteva vedere ogni suo gesto rallentato, scolpito nel tempo nel medesimo istante in cui formulava il desiderio di compierlo. Poteva udire le parole di lei, ma non erano importanti. Non quanto la verità. Non quanto la sua determinazione. Sbatté la porta alle sue spalle, lasciando che quel suono lo punisse mentre gli inondava le orecchie ed inaspriva e confondeva i suoi pensieri.